Chi arriva su un set per la prima volta, se lo aspetta certamente più patinato di quello che è realmente. Luci, microfoni, scenografie, il regista che urla "azione", attori impegnati in una scena madre. Bello no? I set che frequentiamo e mettiamo in piedi noi con Piano9, però, sono un tantino differenti. Avete mai girato nei locali abbandonati di una scuola, con una decina di adolescenti e i minuti contati prima che vi buttino fuori?
Nei nostri laboratori di cinema la prima cosa che chiediamo a chi partecipa è capire come ci si comporta su un set, un ambiente di lavoro con regole precise che nessuno ha voglia di spiegarti mentre le riprese stanno per cominciare. Ecco perché è sempre meglio conoscerle prima. In questo articolo ti aiutiamo a impararle.

Sul set non si vagabonda, ognuno ha un ruolo preciso
La prima cosa che sorprende chi ci arriva per la prima volta è che, dentro un set, ognuno ha un ruolo: è il direttore della fotografia che decide la luce e l’inquadratura con il regista, mentre l’aiuto regia tiene i tempi (e quando dice "silenzio" non è una richiesta gentile!) e il fonico può fermare tutto perché ha sentito un rumore molesto in sottofondo.
Non è una gerarchia militare, per carità, sul set si ride, si scherza, si beve un caffè insieme durante le pause, ma questa suddivisione di compiti permette a un lavoro complicato (come una ripresa) di venir fuori bene in un tempo ragionevole. Quando abbiamo girato all'Istituto Florio, una delle cose che abbiamo dovuto spiegare agli studenti fin dai primi minuti è che il compagno con cui la mattina prima si erano divisi la merenda, in quel momento e in quel ruolo, poteva dire loro di spostarsi di tre metri senza aggiungere "per favore". Capirlo subito ti evita malumori inutili.

Ogni reparto ha una zona, e quella zona non si attraversa
Un set, visto dall'alto, è disegnato per zone. C'è il “campo”, cioè lo spazio inquadrato dalla macchina da presa, dove possono stare soltanto gli attori e il microfono. C'è il “fuori campo”, dove stanno il direttore della fotografia, l'operatore, il fonico, l'aiuto regia. E c'è tutto il resto, dove chi non ha un ruolo attivo in quel momento deve stare fermo e in silenzio. Se la tua tentazione è gironzolare per vedere meglio o avvicinarti al monitor per capire cosa sta inquadrando l'operatore… per favore, non farlo.
In Senza Uscita abbiamo girato in corridoi stretti, dentro le aule vuote di una scuola: spazi in cui bastava che due persone di troppo si mettessero nel posto sbagliato per rendere impossibile una ripresa. Uno dei mestieri principali che i ragazzi hanno imparato è stato quello di occupare lo spazio giusto e restarci.

Il silenzio non è una cortesia, ma una condizione tecnica
Chiedere "silenzio" sul set non è come domandare di abbassare la voce in biblioteca: vuol dire che da quel momento e fino allo "stop" del regista ogni rumore finisce dentro la ripresa e la rovina, rendendola inutilizzabile. E il ciak? A quel punto, va rifatto. Bisogna rimettere gli attori nella loro posizione di partenza, ricontrollare la luce che nel frattempo può essere cambiata. Persino quando si gira un cortometraggio sono ore di lavoro sprecate e soldi buttati via.
Qualcosa che, forse, non sai: il silenzio va tenuto anche quando sembra che non stia succedendo niente. L’aiuto regia ha già detto "motore", il fonico ha già dato l'ok, tutti aspettano che l'attore attacchi e in quei tre secondi di sospensione qualcuno si convince che si possa dire ancora una parola. Non si può. Quel silenzio è la ripresa che sta cominciando. Ricordatelo e farei contento un regista.

I tempi lunghi sono la norma, non un'eccezione
In una giornata di riprese di otto o nove ore si portano a casa, se va bene, quattro o cinque minuti di girato utile; tutto il resto è preparazione: allestire una luce, provare un movimento di macchina, ripetere una scena finché non funziona, aspettare che il sole entri da una certa finestra con l'inclinazione giusta. Chi non è preparato a questi tempi lunghi si annoia, si distrae e rischia di essere un problema per gli altri. Abbiamo visto ragazzi arrivare alla mattina carichi di entusiasmo e cominciare a sbuffare verso le tre del pomeriggio perché "ancora non abbiamo girato niente". Poi, alle sette di sera, gli stessi studenti hanno visto la scena che si era finalmente chiusa e hanno capito perché ci sono voluti sette tentativi per farla venire. Il cinema, non c’è dubbio, è un mestiere che insegna la pazienza.
Chi arriva per la prima volta sul set ha una responsabilità. Il set funziona solo se ognuno fa la propria parte, anche la più piccola. Quando abbiamo presentato il trailer di Senza Uscita, i ragazzi dell'Istituto Florio hanno raccontato il set molto più di quanto abbiano raccontato il film. Erano orgogliosi di aver imparato che dentro un ambiente di lavoro complesso c'è un modo giusto di esserci. Questo è cinema, ma anche molto altro.
Vuoi saperne di più dei nostri laboratori di cinema? Contattaci e ti raccontiamo cosa facciamo!
DISCLAIMER
Piano9 è un'associazione di promozione sociale che opera nel settore della promozione audiovisiva, rivolgendo i propri servizi ai propri soci/tesserati. Le entrate, che consentono il sostentamento dell’associazione ed il corretto svolgimento delle proprie attività, sono costituite in buona parte dalle quote di tesseramento dei soci.




