Ci sono lavori che archiviamo perché ci hanno insegnato qualcosa, e Cromatismi è uno di quelli. Si tratta, prima di tutto, un caso concreto di documentario partecipato, quello in cui il soggetto del racconto non è solo davanti alla macchina da presa, ma anche dietro. È, infatti, un lavoro che ha avuto una committenza chiara (la Fondazione Auxilium), una regia responsabile (Vito Sugameli), un obiettivo dichiarato (la sensibilizzazione).
Ci sono modi molto diversi di fare cinema sull'autismo, e la maggior parte prende una strada che di solito non funziona: quella della spiegazione o, peggio, della semplificazione. Avrete probabilmente in testa i molti video che si vedono sul web in occasione della Giornata Mondiale della Consapevolezza sull'Autismo, il 2 aprile. Cromatismi, il cortometraggio nato dal Centro Diurno per l'Autismo della Fondazione Auxilium a Valderice, sceglie un'altra strada. Non spiega, non elenca, non chiede: fa parlare colori, gesti, presenze, tempi ed è per questa scelta di metodo che vale la pena di parlarne qui sul nostro blog.
Il contesto in cui nasce il corto: Villa Betania, Fondazione Auxilium
Il corto nasce dentro un luogo preciso, il Centro Diurno per l'Autismo della Fondazione Auxilium ha sede a Villa Betania, a Valderice: è uno spazio in cui, ogni giorno, ragazzi e ragazze nello spettro autistico svolgono laboratori accompagnati da un'équipe di terapisti e operatori. Le attività — arte, musica, gioco — non sono pensate come pur intrattenimento ma come strumenti di lavoro clinico e relazionale. Il cortometraggio si colloca all'interno di questo lavoro: è il proseguimento naturale di quello che dentro il centro si fa già quotidianamente.
Questa distinzione, che sembra sottile, in realtà cambia tutto. Un corto sull'autismo girato dall'esterno è quasi sempre un corto che osserva e commenta. Un corto nato dalle esperienze interne, invece, restituisce ciò che nel centro è la vita di tutti giorni, autentica. La regia di Vito Sugameli (Piano9) ha fatto una scelta di metodo importante: mettersi al servizio del centro e non chiedere ai ragazzi di adattarsi al linguaggio del cinema, bensì adattare il linguaggio del cinema a quello che i ragazzi già facevano.

Cosa abbiamo fatto in Cromatismi (ma senza raccontarlo scena per scena)
Il titolo è una scelta rivelatrice. Cromatismi (dal greco khrōma, colore) chiede solo di guardare e di riconoscere l'autismo come una variazione di colore, non un'eccezione. Il corto lavora sul senso della socialità e dell'amicizia con un approccio che rifiuta due tentazioni opposte, e forse è questa la sua qualità più difficile da ottenere. Non cade nella tentazione della pedagogia e, quindi, non dice al pubblico che cosa deve pensare; ma non cade neanche nella tentazione opposta, quella di trasformare la differenza in poesia astratta, in un'estetica bella e distante che finisce per allontanare più che avvicinare.
Sta esattamente nel mezzo: mostra ragazzi in una giornata al centro, tra le loro relazioni, e lascia che le immagini raccontino quello che c'è da capire. È una posizione di regia che richiede fiducia nel materiale, fiducia nel pubblico, fiducia nel fatto che non tutto quello che è importante debba essere anche detto ad alta voce.



Perché il corto si presta bene a presentazioni, racconti ed eventi
Una delle cose che ci interessano di più, quando osserviamo il ciclo di vita di un cortometraggio come questo, è cosa succede dopo la prima proiezione. Cromatismi è stato mostrato il 2 aprile 2025 al teatro d Villa Betania, in occasione della Giornata Mondiale della Consapevolezza sull'Autismo, ma non si ferma qui: diventa uno strumento di lavoro nelle scuole o in altri centri base, dove offre spunti per un dibattito e una restituzione emotiva delle esperienze di chi vive con l'autismo.
È un uso del cinema che ci interessa moltissimo: un corto che riesce a farsi strumento di altre attività. La forza di Cromatismi, in questo senso, non è soltanto nel materiale audiovisivo in sé ma nella conversazione che genera. Non pretende di essere l'ultima parola, ma di aprire conversazioni sul tema.

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Piano9 è un'associazione di promozione sociale che opera nel settore della promozione audiovisiva, rivolgendo i propri servizi ai propri soci/tesserati. Le entrate, che consentono il sostentamento dell’associazione ed il corretto svolgimento delle proprie attività, sono costituite in buona parte dalle quote di tesseramento dei soci.




